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La grande quercia

La quercia o farnia (Quercus robur) è una pianta molto longeva, che raggiunge e supera i 500 anni e i 35 metri di altezza. Nel PLIS ce n’è uno splendido esemplare, sul sentiero S3 della nuova mappa. Ci vogliono due persone per abbracciarne il tronco.
Nei miti e nelle tradizioni la quercia dava l’idea di forza. Il termine “Quercus” deriva dall’antico celtico che significava “bell’albero”; robur significa ” forza ” perché questo albero è difficile da abbattere senza strumenti adeguati. 
La Pianura Padana ospitava molti secoli fa immense foreste di farnie alternate a carpini bianchi, che sono state progressivamente abbattute per farne legname da costruzione. Il legno è utilizzato per mobili di pregio, botti, per produrre carbone di qualità e come combustibile. Nella corteccia c’è il tannino che viene utilizzato per conciare pelli. 
Le ghiande sono un ottimo alimento per i suini. In epoca medievale i contadini allevavano i suini; i servi della gleba avevano permesso di portarli a pascolare nei boschi del feudatario dove potevano cibarsi delle ghiande cadute al suolo. Questo uso era tanto importante che si arrivò a valutare il valore di un bosco in base al numero di suini che riusciva a nutrire. Ancora oggi con le ghiande tostate e macinate si prepara un surrogato (prodotto di minore valore) del caffè.

La quercia nella storia e nelle leggende

I Greci e i Romani consideravano la quercia sacra: Zeus aveva la quercia come simbolo accanto al fulmine e all’aquila. Inoltre si dice che Zeus abbia sposato Era in un querceto. 
Il colle di Roma, il Campidoglio, consacrato a Giove, pare fosse ricoperto di querceti. I nati il 21 Marzo sono protetti, secondo l’oroscopo celtico, dalla quercia. 
La Quercia era creduta dunque molto benefica perché proteggeva le case e le terre che la circondavano. Le querce attraggono i fulmini e li scaricano a terra. Sin dal Medioevo all’albero è legata anche l’immagine della Vergine Maria e in Italia sono numerose le leggende che riguardano questo tema, tanto che in ambito figurativo si è andata affermando l’immagine della “Madonna della quercia”. 
Nel Rinascimento diventò simbolo della virtù della Fortezza: una donna armata tiene nella sua mano destra un ramo di rovere, scelto per indicare la fortezza dell’anima; in un’altra tipica allegoria (rappresentazione simbolica) una donna coperta di ricche vesti tiene in mano un tronco di quercia con alcune ghiande appese: questa raffigurazione indica la robustezza in un corpo sano.
In Sardegna, una leggenda narra che il diavolo, insoddisfatto del suo potere, si recò un giorno dal Signore e gli chiese il dominio sul bosco. Il Signore acconsentì alla sua richiesta, ma questo potere doveva limitarsi al periodo dell’anno in cui tutti gli alberi fossero privi di foglie, in primavera tutto il potere doveva essergli restituito. Il diavolo fu molto soddisfatto da questo accordo mentre gli alberi del bosco a foglie caduche appresero la notizia con sgomento. Terrorizzati, decisero di chiedere aiuto alla grande e saggia quercia che, dopo una breve riflessione, spiegò il suo piano agli amici del bosco: lei avrebbe cercato di trattenere le sue foglie secche sui rami finchè le altre piante del bosco non avessero emesso le prime foglioline. Il piano riuscì: il bosco non divenne mai completamente spoglio ed il diavolo non ottenne nessun potere.
Questa leggenda mostra la forza protettrice e paterna che l’uomo vede nelle quercia, ma rivela anche una importante caratteristica di questa pianta: le sue foglie secche restano sui rami durante tutto l’inverno e cadono solo al comparire delle nuove foglie. Questa pianta, oltre ad essere considerata la più importante sin dai tempi più antichi, tanto da essere definita “re degli alberi e l’albero dei re”, è stata apprezzata anche per tutto quello che offriva agli uomini.